Il Vangelo di domenica 3/2/2019. Il commento del Prof. Antonio Luisi

Antonio Luisi

Prof. Antonio Luisi, Docente di religione cattolica al Liceo classico “Virgilio” e Diacono presso la Parrocchia “S. Maria delle Grazie” di Mercato S. Severino
 
IV DOMENICA DEL T.O. (Lc 4,21-30)
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».  Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
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Il commento del Prof. Antonio Luisi:
Vera e falsa religiosità
Il Vangelo di questa domenica ci presenta un Gesù esegeta della parola di Dio. Il suo è un commento provocatorio perché rifiuta una concezione magica e provinciale della sua missione. I miracoli che egli compie non sono destinati a suscitare stupore, ma la fede; non sono strumenti per ottenere successo, ma espressione d’amore. La reazione dei concittadini di Gesù evidenzia l’atteggiamento di chi considera la religione come un possesso di Dio finalizzato alla soddisfazione di capricci personali. Alla replica negativa di Gesù, si contrappone l’incredulità, che costituisce un atto d’accusa contro la facile e falsa religiosità alla quale molti uomini si aggrappano.  Ma la buona notizia non si ferma e ancora oggi continua a raggiungere coloro che, con cuore umile e sincero, attendono il Signore.

Antonio De Pascale

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