Il Vangelo di domenica 22/9/2019. Il commento del Prof. Antonio Luisi

XXV  Domenica del T. O. ( Lc 16, 1 – 13)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

A scuola di amministrazione

Al centro del brano evangelico di questa domenica troviamo una parabola nella quale Gesù non intende elogiare o legittimare il modo di agire del furbo fattore, ma vuole farci capire che i cristiani devono diventare altrettanto abili nell’assicurarsi la salvezza eterna. L’ uomo ha ricevuto da Dio i beni materiali affinché li amministri, perciò deve servirsene in modo tale che nel momento in cui si troverà nel bisogno e gli verrà a mancare la vita, abbia amici che lo aiutino. Questo momento è l’ora della morte: gli amici potranno mettere una buona parola in suo favore presso Dio affinché possa essere accolto in Paradiso. L’uso intelligente delle ricchezze non sta nel cercare di accrescerle più che si può, ma sta invece nel metterle a disposizione degli altri, sta nel dare piuttosto che nel ricevere. In verità poche persone sono veramente coscienti di essere degli amministratori dei beni che  possiedono, molti  credono di esserne i padroni assoluti, la legge della loro condotta è l’egoismo. I veri discepoli di Cristo mettono in pratica la volontà di Dio: “ Nessun servo può servire a due padroni. Voi non potete servire a Dio e alle ricchezze”. Dare ed aiutare costituiscono il modo migliore di usare le ricchezze. Solo così la nostra vita diviene servizio di Dio.

Antonio Luisi

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