VENTESIMA CONFERENZA SUL CLIMA DELLE NAZIONI UNITE.

Antonio De Crescenzo, Enery Manager (irnonotizie.it)

Le misure in discussione tra le Nazioni per evitare la soglia di aumento del riscaldamento globale oltre i 2 gradi centigradi. Ne parla Antonio De Crescenzo, Energy Manager e coordinatore del “Paes”, Piano per l’efficientamento energetico.
 
 
 
 
 
ANTONIO DE CRESCENZO, ENERGY MANAGER E COORDINATORE DEL “PAES”, “PIANO PER L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO”.
Dal 1° al 13 dicembre 2014 si è svolta, nella città di Lima, capitale del Perù, la ventesima Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite (COP20).
La Conferenza ha stabilito una road map di avvicinamento a quella che sarà invece la conferenza decisiva a Parigi, fissata per dicembre 2015, dove i Governi dovranno assumere decisioni definitive per evitare la soglia di aumento del riscaldamento globale oltre i 2 gradi centigradi.
Le azioni dovranno riguardare la limitazione di combustibili fossili, il blocco della deforestazione, così come l’introduzione di tecniche in grado di produrre emissioni negative, in grado cioè di assorbire gas serra dall’atmosfera su vasta scala, entro il 2100. Insieme alle misure per il miglioramento dell’efficienza energetica e lo sviluppo di fonti rinnovabili.
In ogni caso l’accordo (in totale 5 pagine ) votato dalle 196 nazioni presenti con oltre 11 mila delegati e negoziatori, appare ancora un documento basato sul “disaccordo sul clima”, che mette a nudo la  contrapposizione tra Paesi industrializzati ed in via di sviluppo.
Principio di responsabilità comune, ma differenziata
Già introdotto nella prima Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nel 1992, riconferma che ogni nazione deve intraprendere delle azioni per mitigare, ridurre o limitare il cambiamento climatico in base alle proprie capacità finaziarie e infrastrutturali.
Lost & Damage
E’ stato introdotto “Lost & Damage”, lo strumento attraverso il quale i Paesi in via di sviluppo, particolarmente vulnerabili alle conseguenze dei cambiamenti climatici, potranno ricevere delle compensazioni economiche per le calamità naturali ormai inevitabili.
Non solo riduzioni delle emissioni dei gas serra, ma anche adattamento climatico
Altra introduzione: il principio secondo il quale le negoziazioni di Parigi riguarderanno sia la mitigazione ambientale, riduzione delle emissioni di gas serra, che l’adattamento climatico, cioè le azioni per limitare i danni ormai non evitabili.
Finanza climatica
Viene istituito il Green Climate Fund, che ha finalmente raggiunto e superato la prevista somma di 10 miliardi di dollari all’anno. A sorpresa Messico, Colombia e Perù, sebbene non tenuti a contribuire al GCF in quanto paesi in via di sviluppo, hanno depositato nel fondo complessivamente 22 milioni di dollari ed è atteso che questa azione volontaria stimolerà le contribuzioni future da parte dei paesi sviluppati. Si dovrà infatti arrivare al 2020 con una disponibilità nel GCF di 100 miliardi di dollari all’anno.
A Parigi, invece, sarà deciso se la natura legale del prossimo accordo sarà vincolante o meno, considerando che gli impegni degli Stati per la riduzione delle emissioni di gas serra non erano in discussione a Lima, in quanto era già stato deciso che dovranno essere comunicati al segretariato dell’ UNFCCC entro il 31 marzo prossimo.
Gli Stati, quindi, dovranno approntare nei prossimi sei mesi una serie di piani d’azione nazionali, che insieme dovranno costituire il primo piano d’azione globale per liberarci dai combustibili fossili e raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050, con impegni di riduzioni al 2020 aggiuntivi a quelli attuali per garantire il rispetto della soglia critica dei 2°C.
ANTONIO DE CRESCENZO, ENERGY MANAGER E COORDINATORE DEL “PAES”, “PIANO PER L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO”.
 

Antonio De Pascale

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