Mercato S.Severino. Presentato il libro sui Sanseverino, scritto da Pasquale Natella

Pubblichiamo un’intervista all’autore.
 
 
 
 
 
Lunedì 8 aprile 2019
Antonio De Pascale
MERCATO S. SEVERINO.Sabato scorso, presso il convento Sant’Antonio, è stato presentato il libro “I Sanseverino di Marsico. Una terra un regno”, II, Dalle Signorie, alle Contee, ai Principati (1081 – 1568) di Pasquale Natella, già funzionario presso la Biblioteca provinciale di Salerno. Dopo i saluti di padre Leone Esposito Mocerino, c’è stato l’intervento del professore Massimo Del Regno, esperto di storia locale. Ne abbiamo parlato con l’autore.
Che cosa è emerso dalla sua ricerca storiografica sulla famiglia dei Sanseverino?
La Sanseverino di Marsico – ramo principale iniziato a Mercato S. Severino avente come titolo primario la contea di Marsico e poi principi di Salerno – è una famiglia patrizia  del tutto simile ai grandi ceppi egemoni italiani, come i Medici, gli Sforza, i Della Rovere, gli Orsini di Taranto. E’ durata esattamente cinque secoli, e si divise in vari rami, i Lauro-Caserta-Caiazzo alleatisi con gli Sforza, i Bisignano il cui stemma marsicense si trova nella Cattedrale di Gand, i Tricarico, i Mileto, i Corigliano.
Quali sono state le sue fonti?
Le fonti di ricerca sono reperibili in archivi italiani, francesi, spagnoli, austriaci, del Vaticano, e, per primi, l’Archivio di Stato di Napoli, quello di Salerno, e la Biblioteca Provinciale di Salerno. Lavoro sulla famiglia dal 1965 e, nel 1980, ho scritto il primo libro su di essa, ripreso totalmente nel 2008 e nel 2018.
E’ possibile distinguere una storia “minore” da una storia “maggiore”?
Non esiste una storia locale. La storia è una sola e, al centro servizi culturali di San Severino, con Gino Noia, Massimo Del Regno, Tonino Di Palma e altri amici, discutevamo proprio di questo negli anni ’70 e ’80: Mercato S. Severino, Montoro, o qualsiasi quartiere in cui si abita, hanno una storia uguale ad altri centri e nessuna differenza storica esiste tra una grande città e un piccolo villaggio.
Secondo lei, la storia e i monumenti di Mercato S. Severino, sono valorizzati? Potrebbero diventare meta di turismo culturale?
San Severino ha avuto attenzione negli ultimi anni, e dobbiamo al periodo in cui ha lavorato per la comunità Giovanni Romano, il meglio delle ricerche, con gli archeologi e storici Giuseppe Rescigno, Paolo Peduto, Giovanni Villani, che hanno cacciato documenti eccezionali e fatto un ottimo lavoro, come per la chiesa nuova nel castello, il restauro del palazzo della famiglia in pieno centro, il restauro del Municipio ex chiesa dei Sanseverino. Con loro c’è stata l’eccezionale scoperta del bollo di Narsete a Rota, ovvero d’un rarissimo documento del VI secolo dopo Cristo, risalente ad anni fra il 550 e il 570.
Quale importanza ha tale documento?
Devo ribadire la eccezionale rilevanza del documento, ricordando come Narsete fu inviato dall’imperatore Giustiniano in Italia nel 552 per sconfiggere gli Ostrogoti, cosa che fece in quell’anno a Gualdo Tadino con la disfatta di Totila, e al Vesuvio nel 566 con quella di Teia. Fra queste date, forse 566-568, fu il rappresentante dell’Impero d’Oriente in Occidente, e in pratica un viceimperatore. Restaurò Roma e una parte soprattutto dell’Italia meridionale occupata dai Goti. Fra questi luoghi, ci fu Rota, la nostra Santa Maria a Rota di Curteri, tenuta in deplorevole abbandono. Il professore Paolo Peduto, scavando lì una villa romana imperiale, trovò la tegola di un acquedotto con l’iscrizione bustrofedica (cioè da leggere da sinistra a destra e subito dopo da destra a sinistra) con la scritta “vir excellentissimus Narsis fecit”, acquedotto fatto dall’eccellentissimo Narsete. L’epigrafe è rarissima e in Italia se ne trovano solo tre, e una di queste è la nostra. Una proposta avanzo: che se ne faccia adeguato stampo, e venga messa in Municipio, nel museo. Inoltre, se si vuol fare veramente cultura e turismo, occorre riaprire la villa romana a Rota, restaurare la chiesa di Santa Maria e porvi un conservatore fisso che tenga aperto il tutto ogni giorno dell’anno. La cultura non è un pregio di pochi, ma del popolo.

Antonio De Pascale

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