MERCATO S.SEVERINO. "Don Salvatore Guadagno presbitero all'ombra della croce":

La copertina del libro

è il libro che il Vescovo Emerito di Salerno, Gerardo Pierro, dedica all’amatissimo Parroco deceduto nel 1992. Storia del Sacerdote che difendeva gli ultimi, andava in tv per predicare il Vangelo e amava dire: “sono solo un povero Prete”. In molti lo rimpiangono.
 
 
 
 
Giovedì 3 dicembre 2015
Antonio De Pascale
MERCATO S.SEVERINO. In un rigido inverno degli anni ’60, si tolse le scarpe e le donò a un povero, tornando a casa a piedi nudi, camminando sulla neve. Il suo oratorio era affollato da decine di giovani, che con lui si confrontavano su tutto. Accogliendo l’invito di Gesù di “gridare dai tetti” il Vangelo, conduceva, sulla tv locale “Trs TeleIrno”, un seguitissimo programma dedicato ai temi religiosi e sociali. Rinunciò all’insegnamento e allo stipendio per visitare gli ammalti e gli anziani e per portare loro la Comunione. Mise a disposizione la canonica per alcuni poveri e non rinunciava a pungolare gli amministratori comunali quando le cose in città non funzionavano. Sempre pronto a difendere gli ultimi, tanto che qualcuno lo definiva “comunista”: un po’ come succede oggi a Papa Francesco. Ma lui amava dire: “sono solo un povero prete”. Bastano questi pochi episodi per capire la grandezza di don Salvatore Guadagno (1934-1992), amatissimo parroco di Mercato S.Severino.
A lui, l’Arcivescovo emerito di Salerno, Mons.Gerardo Pierro, ha dedicato il libro “Don Salvatore Guadagno presbitero all’ombra della croce”, edito dalle Arti grafiche “Landi” di Baronissi, fresco di stampa e in distribuzione gratuita nelle parrocchie della Valle dell’Irno. L’Arcivescovo ha scritto il volume su impulso di don Antonio Pagano, giovane Sacerdote di Mercato S.Severino (oggi Parroco a Castel S.Giorgio), che è cresciuto nell’oratorio di don Salvatore, il quale ne seguì la vocazione sacerdotale. Lo stesso don Antonio ha voluto pagare la stampa del libro.
“Sapendo delle sue precarie condizioni di salute – ha scritto Pierro nella prefazione del libro – appena eletto Arcivescovo di Salerno, ritenni doveroso fargli visita, raccomandandomi alle sue preghiere (…). Nella vicenda terrena di don Salvatore Guadagno, rifulge, in tutta la sua carica dirompente, l’ombra della Croce. Quando gli feci visita, nei giorni successivi alla mia nomina ad Arcivescovo di Salerno, compresi la grandezza di quest’umile presbitero, che aveva sperimentato la durezza della Croce e saliva con Gesù il Calvario”.
Don Salvatore Guadagno

“Rimasi edificato – continua Pierro nella prefazione – per la visione soprannaturale con cui misurava il peso della malattia che lo condurrà alla morte. Mi affidai alle sue preghiere, confidando nell’efficacia delle sue sofferenze. Compresi che era già maturo per il Cielo e aveva, in cuor suo, deciso di offrire le sue sofferenze per la Chiesa, per il Papa e per il Vescovo. Gli dissi, infatti, che contavo sulla sua sofferenza per l’efficacia del servizio episcopale che stavo per iniziare a Salerno. Memore dell’antica amicizia, mi rassicurò. Ripensando al mio ministero episcopale salernitano, non ho dimenticato don Salvatore che è tra quelli che, con la preghiera e il sacrificio, ha concorso a rendere più spedito il cammino e il servizio con l’insostituibile fecondità della Croce”.
Il volume è diviso in 4 capitoli: Verso l’altare del Signore, con Cristo sulla Croce, La cattedra della Croce, la Conclusione. Completano la pubblicazione alcune foto, l’indice, le notizie biografiche su Pierro, e l’elenco di tutte le pubblicazioni curate dallo stesso Arcivescovo Emerito.
Nel capitolo I, l’autore ricorda gli anni duri trascorsi da don Salvatore e dai suoi amici nel vecchio seminario di Salerno, dove si distinse subito per la vita di preghiera, per l’amore allo studio e una tenera devozione per la Madonna. All’epoca, più di oggi, la vita in seminario non era affatto comoda. Il sacrificio, le rinunce, le privazioni scandivano il cammino dei futuri sacerdoti. “Il vitto era il punctum dolens”, scrive Pierro e non erano pochi coloro che pagavano le conseguenze con disturbi di vario genere. Non c’era nessun tipo di riscaldamento e, nonostante le molte coperte, il freddo si avvertiva con cruda acutezza. Salvatore resistette e divenne presbitero per le mani dell’Arcivescovo Demetrio Moscato il 2 luglio 1961.
Nel II capitolo, Pierro descrive gli incarichi ricoperti da don Salvatore: vice-rettore e docente al seminario, poi parroco ad Antessano, poi a Pandola di Mercato S.Severino e poi a S.Severino capoluogo.
Nel III capitolo, Pierro ripercorre la malattia di don Salvatore, “che era – asserisce l’autore – come Gesù sulla Croce”.
Il IV capitolo riporta l’omelia che l’Arcivescovo tenne nella Messa esequiale di don Salvatore, alla quale partecipò l’intera città.
Nelle conclusioni, Pierro scrive (…): “anche don Salvatore, gettandosi nelle braccia misericordiose del Signore, ebbe la serenità che la sequela al Maestro non sarebbe rimasta senza frutto. (…). Così passò don Salvatore, atteso, amato e perdonato dal Signore, presbitero all’ombra della Croce, preludio della vita immortale”.
Il ricordo di don Salvatore Guadagno non scomparirà mai nella Comunità sanseverinese.

Antonio De Pascale

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