BARONISSI. LA CITTA' COMMEMORA LE VITTIME DEL DISASTRO FERROVIARIO DI BALVANO:

Umberto Landi e la giornalista Anna Maria Noia

il 3 marzo, convegno al Comune. Nell’incidente morirono 24 cittadini della Valle dell’Irno e, in totale, 600 persone circa. “Si tratta – dice Umberto Landi, uno degli organizzatori del convegno – di vittime civili della II guerra mondiale, che, forse, furono anche non rispettate in quanto definite “viaggiatori di frodo” dal Governo italiano di allora”.
 
 
 
 
 
Martedì 3 marzo 2015
BARONISSI. A 71 anni esatti dall’immane tragedia ferroviaria di Balvano, il più grave incidente ferroviario d’Europa, la città di Baronissi commemora le vittime della Valle dell’Irno perite in quell’occasione con un convegno in programma oggi pomeriggio, alle ore 18.00, presso l’aula Consiliare del Comune.
Relazionano il sindaco, Gianfranco Valiante, il presidente del club Unesco di Baronissi, Umberto Landi, il docente universitario Vincenzo Esposito. Partecipano anche alcuni parenti delle vittime.
Proprio Umberto Landi, ex dirigente del Miur ed ex consigliere comunale e provinciale, nonchè stimato storico locale, ha approfondito la triste vicenda con alcune ricerche condotte tra gli uffici dell’anagrafe dei Comuni della Valle dell’Irno e raccogliendo le testimonianze di parenti e amici delle vittime, alcuni dei quali hanno collaborato attivamente alle ricerche.
Un destino tragico, quello delle circa 600 vittime perite nel disastro ferroviario, forse segnato dal numero beffardo che segnava quel treno: 8017.
La tragedia avvenne nella galleria di Balvano (Potenza) e fu causata da una serie di coincidenze incredibili: densa nebbia, foschia atmosferica, mancanza completa di vento, che non mantenne la naturale ventilazione della galleria, rotaie umide.
In quell’occasione, anche la Valle dell’Irno pagò un duro prezzo con 24 vittime: dieci di Baronissi, 3 di Mercato S.Severino (all’epoca San Severino Rota), 3 di Pellezzano, 5 di Siano.
“Si tratta – dice Umberto Landi – di vittime civili della II guerra mondiale, che, forse, furono anche non rispettate in quanto definite “viaggiatori di frodo” dal Governo italiano, in quei giorni insediato a Salerno. Può anche darsi che qualcuno fosse tale, ma credo che la maggior parte delle vittime si stesse recando nell’interno della Basilicata per approvvigionarsi di derrate alimentari, vista la carestia che c’era durante quel periodo bellico. Finora, nessun Comune dell’Irno le ha ricordate”.
Tra le vittime, ci fu Gennaro Celentano, nonno di Mimmo Sessa, attuale presidente della “Bcc” di Fisciano, morto ad appena 35 anni, che viaggiava col nipote Gaetano di 14 anni.
“Antessano – spiega Landi – perse 5 cittadini: Adolfo Cosimato, 50 anni, il figlio Antonio di 14 anni, e la sorella Silvia di 50. Quest’ultima viaggiava con la figlia Carmela Galdi e col genero Mario Sgannini, originario di Tarquinia. Erano di Aiello, invece, Domenica Montuori, madre di Antonia Faggiano, e Grazia Landi (35 anni) che sposò, nel 1926, Pasquale Rago di Pellezzano”.
Un destino crudele volle poi che, a 45 giorni esatti da quella tragedia, morì, forse per il dolore o per inedia, la madre di un cugino e omonimo di Gaetano Celentano, che lasciò 5 figli, poi cresciuti in istituti di assitenza.
Mercato S.Severino perse Giuseppe Iannone (19 anni), Ciro Pizzano (15), Domenico Sarno (46); Siano pianse Antonio (46), Giuseppe (35) e Vincenzo (17) Albano e Pietro Botta (38); erano di Pellezzano, infine, Bernardino D’Auria (55), la figlia Vita (23) e Domenico Sessa (42).
“Non c’è ancora – prosegue Landi – un elenco definitivo e con i nomi di tutte le vittime, difficilmente riconoscibili sia perchè i corpi erano anneriti, sia perché all’epoca le donne non portavano documenti d’identità”.
Uno dei libri più noti dedicato a questa tragedia, è “Un treno, un’epoca: storia dell’8017” del giornalista Rai Mario Restaino. Il prof.Esposito, che da circa 10 anni studia il tragico evento, ha preparato un video-documentario che sarà trasmesso dalla Rai.

Antonio De Pascale

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