AMBIENTE. Si è concluso il summit mondiale "Cop 23" sull'ecosistema.

Antonio De Crescenzo

Ne parla Antonio De Crescenzo, Energy Manager. Ecco a quali conclusioni sono giunti i Paesi partecipanti all’evento.
 
 
 
 
Giovedì 23 novembre 2017
ANTONIO DE CRESCENZO, ENERGY MANAGER
Siamo tutti nella stessa canoa, simbolo del viaggio che dobbiamo fare insieme. Quindi, distinti delegati, rimaniamo in corsa e raggiungiamo la nostra destinazione!Questo è l’appello che il primo ministro delle isole Figi, presidente della 23esima Conferenza delle Parti, ha lanciato più volte rivolgendosi all’assemblea plenaria.
Compito primario delle negoziazioni della COP23, in vista dell’avvio della fase operativa degli accordi di Parigi, prevista per il 2020, sono state le negoziazioni  per il processo di revisione dei Contributi Nazionali Volontari presentati dai Paesi che fanno parte dell’Accordo (Nationally Determined Contributions – NDCs). Si sono discusse anche le metodologie che verranno seguite per attuare il meccanismo di Global Stocktake (articolo 14 dell’Accordo di Parigi). La Global Stocktake consiste in un processo di revisione per la valutazione dell’andamento e dell’attuazione dell’Accordo di Parigi.E’ emersa la necessità di considerare tutti gli aspetti relativi all’accordo: adattamento, mitigazione, finanza e trasferimenti tecnologici.
Il dibattito ha cercato di definire il contesto, i principi guida e i risultati previsti. I membri del G77 and China (gruppo che, alle Nazioni Unite, riunisce i Paesi in via di Sviluppo e la partecipazione della Cina) hanno richiesto, supportati dall’Arab Group, che il principio dell’equità venga tenuto in considerazione, in modo più evidente, per assicurare che, le responsabilità comuni ma differenziate rispetto alla lotta al cambiamento climatico, vengano riflesse nel contesto, nei principi e nella metodologia del Global Stocktake. In particolare, il tema dell’equità, è stato dibattuto nella prima settimana di negoziato e alcuni Paesi ritengono che questo non sia stato adeguatamente recepito nei documenti preparati dai facilitatori del tavolo negoziale. Visione questa ampiamente condivisa, ad esempio, dal Brasile.
Altro elemento di dibattito, ha riguardato i dati da utilizzare, dovrebbero provenire solo da fonti riconosciute dall’UNFCCC, come ad esempio lIntergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Sono emerse necessità differenti tra i diversi Paesi sui temi da riportare nel Global Stocktake, alcuni vorrebbero utilizzare questo processo per divulgare informazioni su finanza climatica e adattamento- temi proposti rispettivamente dall’Unione Europea e dalla Cina.
Gli interventi delle diverse Parti hanno fatto emergere visioni differenti dell’articolo 14 e del processo che ne deriverà. I Paesi si dividono tra coloro che auspicano un processo principalmente tecnico, anche con l’ausilio di organizzazioni debitamente riconosciute quali l’IPCC, ed altri che vogliono assicurarsi che le Parti siano coinvolte nel processo di approvazione dei risultati.

Si è valutato lo stato attuale del progresso e si sono individuati gli ostacoli per azioni concrete, con l’obiettivo di proteggere e promuovere la salute, affrontando il cambiamento climatico.
Anche Arnold Schwarzenegger, ex governatore della California, è intervenuto alla Cop23, sottolineando la necessità di dover cambiare metodo di comunicazione per far emergere chiaramente le conseguenze dell’inquinamento e del cambiamento climatico sulla salute. “È ora che ci svegliamo e parliamo di fatti. Ogni giorno 25.000 persone muoiono a causa dell’inquinamento“. Ha aggiunto che alle persone interessa poco discutere dell’aumento delle temperature o dell’innalzamento del livello del mare, ma che invece “si preoccupano se si parla di cancro, di malattie e morti dovuti al cambiamento climatico”.
Tra le sue proposte, evidenziamo l’inclusione degli impatti sulla salute ogni volta che si parlerà di cambiamento climatico e, inoltre, come intervento politico e attivo contro i combustibili fossili, Schwarzenegger ha suggerito di etichettare i combustibili fossili per rendere consapevoli i consumatori  dei rischi che corrono con il loro utilizzo più o meno come con le sigarette.
Il sentimento generale, espresso da Unione Europea, Umbrella Group (che riunisce i Paesi sviluppati non facenti parte dell’Unione Europea), Associazione dei Piccoli Stati insulari (AOSIS), Paesi in via di Sviluppo e supportato dagli osservatori, è che ci sia ancora molto lavoro da fare per rendere operativo l’Accordo di Parigi dal 2020.
Da un lato, registriamo l’approvazione di diversi punti dell’agenda, ma questo risultato nasconde una realtà fatta di piccoli passi e discussioni preliminari, che necessiteranno di un gran lavoro sui contenuti nella COP24 di Katowice. Oltre alle difficoltà riscontrate nelle diverse sessioni negoziali, alcuni gruppi di lavoro hanno trovato situazioni di stallo dovute all’interconnessione degli argomenti trattati su diversi tavoli e la volontà di alcuni Paesi di vedere i risultati in altre sessioni prima di sbilanciarsi.
In ogni caso, due temi non hanno trovato una conclusione e saranno quindi discussi a Maggio a Bonn: modalità di reporting dei paesi sviluppati per quanto riguarda la finanza climatica e  azioni di mitigazione nel settore forestale da parte dei Paesi in via di sviluppo.
Per il Loss & Damage, è  stata definita una tabella di marcia su cinque anni, che contrappone  soddisfazione per Unione Europea e Umbrella Group ma trova forte dissenso nel gruppo AOSIS e Least Developed Countries (LDCs) i quali vorrebbero più risorse per il Warsaw International Mechanism (WIM), il meccanismo di compensazione delle perdite dovute ai cambiamenti climatici nato con la  COP19 di Varsavia.
E’ bene sottolineare come le negoziazioni alla COP hanno registrato importanti successiil primo Gender Action Plan dell’UNFCCC approvato nel corso del Gender Day. Questo piano è stato fortemente sostenuto dai Paesi dell’America Latina e dai Caraibi, che lo ritengono una questione vitale.
Grandi progressi sono stati inoltre raggiunti sui temi legati all’agricoltura, fortemente voluti dai Paesi in via di sviluppo e accolti positivamente anche dalla FAO (Food and Agricultural Organisation).
La COP23 ha visto la nascita della Piattaforma delle Comunità Locali e dei Popoli Indigeni (LCIP), uno spazio di scambio di esperienze e conoscenze tradizionali delle comunità indigene con il resto del mondo, il quale faciliterà, inoltre, l’impegno e la partecipazione dei popoli indigeni e delle comunità locali nelle decisioni rilevanti, inclusa l’implementazione dell’Accordo di Parigi.
La COP del Pacifico, che ha visto le posizioni diametralmente opposte di Europa e Stati Uniti, mai così distanti nelle loro intenzioni sulla lotta al cambiamento climatico, ha comunque prodotto importanti passi avanti e novità: Il primo, è l’accordo sul periodo pre-2020, la seconda fase del Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni, che ha visto l’impegno da parte di diversi Paesi a procedere alla sua ratifica. La seconda buona notizia, è l’apertura di un dialogo facilitativo per aumentare le ambizioni dei Paesi sulla riduzione delle emissioni di gas serra in vista del Global Stocktake del 2020, anno in cui i contributi nazionali volontari (NDCs) verranno aggiornati al rialzo per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Un’altra importante notizia, è il lancio dell’alleanza globale per lo stop al carbone, di cui l’Italia è tra i primi venti firmatari assieme a Messico e Canada. Questa alleanza è il simbolo dell’isolamento politico degli Stati Uniti in materia di clima e un messaggio chiaro dai Paesi vicini e dagli alleati.
La COP23 sarà ricordata per le conquiste nel campo dell’agricoltura, per l’avvio della Piattaforma delle Comunità Locali e dei Popoli Indigeni e per il lancio del Gender Action Plan.
Meno incisivi i risultati sul confronto sulla Finanza Climatica: il fondo per l’Adattamento e il meccanismo di compensazione del Loss and Damage, si dovranno affidare a nuove consultazioni per trovare un punto d’incontro tra Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo.  Questa COP è stata cruciale per la definizione delle regole dei principali tavoli negoziali, ma non tutte le Parti sono soddisfatte dei risultati. Il gruppo BASIC (Brasile, Sudafrica, Cina e India) è stato il più critico sul tema della finanza, accusando i Paesi industrializzati di imporre unilateralmente le proprie condizioni e ricordando che i Paesi del Gruppo stanno facendo più di quanto richiesto dalle loro responsabilità storiche.
Il prossimo appuntamento climatico si terrà il 12 dicembre a Parigi, a due anni dalla firma dell’accordo, come segnale politico che il sostegno per il processo è ancora forte e presente.
Questa 23esima Conferenza è stata di transizione, molto sotto tono nei contenuti e meno partecipata delle edizioni precedenti. Il vero risultato è stata la preparazione per l’appuntamento dell’anno prossimo in Polonia.
Il 2018 sarà l’anno in cui si discuteranno le linee guida per aggiornare gli impegni nazionali degli stati firmatari.
Nessuno pensò che, un appuntamento così delicato, cadeva in Polonia, Nazione che, più di ogni altra in Europa, osteggia la “decarbonizzazione”. Il Paese ospitante che ha anche la presidenza può svolgere un ruolo rilevante nell’indirizzare le trattative e la loro conclusione. Ecco perché non depone bene che la Polonia abbia scelto come luogo per lo svolgimento della Cop24 una città – Katowice – in piena regione mineraria e a 300 Km da Varsavia. Mi sembra una maniera per difendere il proprio carbone.
Quindi, il lavoro fondamentale a Bonn, è stato quello di produrre dei documenti che rendano più difficili ripensamenti eventualmente guidati da Varsavia.
La delegazione italiana, stavolta, forte della scelta inserita nella SEN -Strategia Energetica Nazionale –, di fresca approvazione, di uscire, entro il 2025 dalla produzione di Energia Elettrica con il carbone, ha svolto un ruolo fondamentale nel lancio dell’Alleanza globale per lo stop al carbone.
Proprio in Europa si giocherà una partita fondamentale per il rialzo di tutti i target per il 2030, onde evitare che gli obiettivi posti diventino irraggiungibili.
Infine, se, come sembra, la COP26 del 2020 si terrà in Italia, dovremo abituarci a svolgere un ruolo da protagonisti nella lotta ai cambiamenti climatici.
Antonio De Crescenzo
Fonte ICN onlus

Antonio De Pascale

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