Mercato S.Severino. Antonio Ansalone presenta la raccolta di poesie ” ‘O munno comme ‘o veco io”

Antonio Ansalone

Papà dell’ex Consigliere comunale Carmine Ansalone, ha dato alle stampe una raccolta di poesie e pensieri in lingua napoletana. Prefazione del Prof. Lucio Nastri.

 

 

 

 

 

Martedì 9 aprile 2019

Antonio De Pascale

MERCATO S. SEVERINO. Impiegato comunale modello. Marito, padre e nonno esemplare. E ora anche sapiente poeta. Parliamo di Antonio Ansalone, a tutti noto come “don” Antonio per la sua nobiltà d’animo. Ex dipendente comunale, papà del Dr. Carmine Ansalone, già Consigliere provinciale e comunale, ha dato alle stampe la raccolta di poesie e pensieri in lingua napoletana ” ‘O munno comme ‘o veco io” – Paguro edizioni – con la prefazione del Prof. Lucio Nastri. Trentatrè poesie e una raccolta di pensieri, che riflettono la saggezza dell’autore, la sua esperienza di vita.

“La poesia dialettale, espressione dell’anima popolare – ha scritto il Prof. Lucio Nastri nella prefazione – trova, ancora una volta, viva e autentica voce in questo “libretto”, frutto maturo di una lunga stagione di calde e critiche illuminazioni. Queste si dispongono come autentiche frecciate epigrammatiche, alla fine di ogni struttura poetica a soluzione o ammonimento di un comportamento psicologico, morale e sociale. L’autore, definitosi piccolo, è un autodidatta che si è abbeverato a fonti illustri della poesia in dialetto napoletano, coltivata con passione e vissuta, intensamente, in tutte le sfumature linguistiche e di significato. La conoscenza è il suo credo, perseguito con tenace applicazione, volto alla comprensione dei significati più alti e veri della vita e alla costruzione di un’identità autentica, fuori da ogni compromesso riduttivo. “Nd’o munno c’è sempre da ‘mparà”, recita il suo “penziero fisso”, che suona come paradigma esistenziale prima per se stesso e poi per quanti, distratti dalla corsa quotidiana all’oro, non vivono nemmeno un momento di presente coscienza. Sono questi coloro che l’autore vuole coinvolgere nelle sue poetiche riflessioni, additando “pillole di sapienza” lungo un percorso di privata e pubblica felicità. La tensione alla conoscenza rende grande l’uomo, liberandolo dall’ignoranza della condizione di “animale” cui la natura ha dato solo istinto e aggressività, senza la ragione. Da qui, una sapienza sollecita del miglioramento e del perfezionamento della vita sociale; da se stesso agli altri per un processo di elevazione morale e civile di cui, le anime sensibili e ispirate, sentono fortemente il bisogno come linfa vitale. Con sorriso bonario, a volte caustico, talora ammaliante, vengono espresse situazioni di vita psicologica e pratica alle quali si additano soluzioni di superiori verità e comportamenti idoeni. Ne escono fuori quadri di sobria naturalità, a tratti di idilliaca bellezza, una tipologia umana varia, immersa totalmente nel vortice del relativo quotidiano, una condizione sociale di atavica soggezione al male, riscattabile solamente dall’intervento dell’ “Eterno” (…)”.

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