Il Vangelo di domenica 14/10/2018. Il commento del Prof. Antonio Luisi

Gesù Cristo, Figlio di Dio

Prof. Antonio Luisi, Docente di religione cattolica al Liceo classico “Virgilio” e Diacono presso la Parrocchia “S. Maria delle Grazie” di Mercato S. Severino

 

XXVIII Domenica del T.O.   (Mc 10,17-30)

 Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.  Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».  Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».  Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.  Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!».  I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio!  È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?».  Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».  Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,  che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

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Il commento del Prof. Antonio Luisi:

Il coraggio della libertà

Un giovane ricco, che l’evangelista definisce un “tale”, chiede a Gesù come dare alla sua vita un senso e un valore più grande. Abituato a comprare tutto, probabilmente si era convinto di poter ottenere anche la vita eterna come se fosse una cosa. Gesù lo fissa negli occhi per aiutarlo a capire che la felicità nella vita non deriva dalla ricchezza, ma da come uno se ne serve.  Per essere degno della vita eterna, il giovane deve dimostrare di non essere schiavo dei beni che possiede, ma il padrone, fino al punto di disfarsene e darli ai poveri. Ma, di fronte a questa grande proposta di Gesù, il giovane ricco abbandona la scena e se va triste, perché scopre di non possedere la libertà e di aver perso una grande occasione di ottenerla e di realizzarsi in un modo autenticamente umano. S. Paolo, a differenza del giovane ricco, aveva capito la pienezza che ci dona l’amore di Dio, tanto da giudicare spazzatura tutto il resto. Cerchiamo di essere liberi nei confronti di ciò che possediamo, consideriamo bene come utilizzare i nostri averi, altrimenti saremo anche noi destinati, come il giovane ricco, a rimanere “un tale”, cioè uno dei tanti, uno del gregge, uno che segue la corrente. Il Signore questa domenica ha voluto dirci che, solo chi ha il coraggio di spendersi con gioia per gli altri, ha il diritto di essere chiamato per nome.

Prof. Antonio Luisi, Docente di religione cattolica al Liceo classico “Virgilio” e Diacono presso la Parrocchia “S. Maria delle Grazie” di Mercato S. Severino

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