Il Vangego di domenica 1/7/2018. Il commento del Prof. Antonio Luisi

Gesu' Cristo, unico Salvatore

Gesu' Cristo, unico Salvatore

Prof. Antonio Luisi, Docente di religione cattolica al Liceo classico “Virgilio” e Diacono presso la Parrocchia “S. Maria delle Grazie” di Mercato S. Severino

 

 

XIII Domenica del T. O.  (Mc 5,21-43)

Essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?».  I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo.  La donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.  Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».  Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!».  E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme».  Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina.  Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore.  Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

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Il commento del Prof. Antonio Luisi:

Superare la morte lasciando a Dio il “come” e il “quando”.

Il Vangelo di questa domenica ci presenta due eventi miracolosi: la guarigione di una donna e la resurrezione di una fanciulla dodicenne. Due racconti ma un solo messaggio che ci spinge a riflettere sul senso della fede. La nostra fede deve essere pura e totale, libera dalla tentazione del sensazionale e del magico e fiduciosa solo nel Dio della vita. L’invito per ciascuno di noi è quello di passare da una fede superficiale, tesa solo alla ricerca di un risultato immediato, ad una fede matura e coerente. I due personaggi esprimono la realtà degli uomini connotata dal problema della sofferenza e della morte. Gesù vuol farci sapere che la morte non è un limite assoluto: vi è un’altra spiaggia che può essere raggiunta unicamente credendo in un Dio che può tutto, perché è più grande dei nostri limiti. Dove c’è la fede, Gesù ancora oggi continua a compiere miracoli; chiediamo questa fede al Signore affinché apra il nostro cuore all’esperienza della vera gioia.

Prof. Antonio Luisi, Docente di religione cattolica al Liceo classico “Virgilio” e Diacono presso la Parrocchia “S. Maria delle Grazie” di Mercato S. Severino

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