Il Vangelo di domenica 30/4/2018. Il commento del Prof. Antonio Luisi

Papa Francesco

Prof. Antonio Luisi, Docente di religione cattolica al Liceo classico “Virgilio” e Diacono presso la Parrocchia “S. Maria delle Grazie” di Mercato S. Severino

 

V Domenica di Pasqua (Gv  15,1-8)

 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.  Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.  Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.  In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

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Il commento del Prof. Antonio Luisi:

L’antidoto contro la sindrome del mercenario

Mercenari  o pastori ? Questo era uno degli  l’interrogativi sui quali, la parola di Dio di domenica scorsa, c’invitava a riflettere. La liturgia odierna invece ci indica  la soluzione per poter distinguere  le persone o per fare un bilancio della nostra vita cristiana. “Io sono la vera vite voi i tralci”: con queste parole il Signore ci spiega che è decisivo il nostro rapporto con Lui. Gesù è la vite, noi siamo i tralci e, solo se restiamo uniti alla vite, possiamo dare frutti, perché è Lui che ci dona la linfa vitale, che è la sua stessa vita. La fecondità missionaria del cristiano dipende proprio dal rapporto con Gesù, se manca,  la nostra vita risulta sterile, la coscienza inaridisce e le azioni diventano meccaniche. Come il tralcio se non rimane attaccato alla vite diventa secco, non  serve più a niente e viene buttato via, così ogni uomo per vivere con pienezza la propria vita  ha bisogno di questo legame con Dio per sentirsi interiormente vivo. Un legame che deve essere alimentato con la preghiera, l’Eucarestia e l’ascolto della Parola, veri antidoti contro la sindrome del mercenario e della freddezza del cuore. Chiediamo il dono  dello Spirito del Signore Risorto, affinché ci liberi da una religiosità di facciata e ci sostenga, invece, nell’annunciare quanto è bella, vivace e gioiosa la vita che riceviamo da Cristo. Chiediamolo sempre perché non possiamo donare ciò che non siamo.

Prof. Antonio Luisi, Docente di religione cattolica al Liceo classico “Virgilio” e Diacono presso la Parrocchia “S. Maria delle Grazie” di Mercato S. Severino

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