IL VANGELO DI DOMENICA 8/10/2017. IL COMMENTO DEL PROF.ANTONIO LUISI.

PROF.ANTONIO LUISI, DOCENTE DI RELIGIONE CATTOLICA AL LICEO CLASSICO “VIRGILIO” E DIACONO PRESSO LA PARROCCHIA “S.MARIA DELLE GRAZIE” DI MERCATO S. SEVERINO.

 

XXVII domenica del tempo ordinario (Mt 22,33 – 43)

 Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.  Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.  Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.  Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.  Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!  Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità.  E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?».  Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».  E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: la pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.

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IL COMMENTO DEL PROF.ANTONIO LUISI:

UN DONO DA NON PERDERE

La parola di Dio di questa  domenica ci presenta una mirabile interpretazione che l’evangelista Matteo fa della storia della salvezza. Il suo tentativo è quello di aiutarci a comprendere, attraverso l’immagine della vigna, la storia che Dio ha costruito con l’umanità. I vignaioli sono  gli israeliti ma non solo, gli inviati del padrone, i profeti che hanno preceduto  Gesù, il padrone della vigna è il Signore stesso. L’ultimo inviato, col quale la storia raggiunge l’apice della drammaticità, è il Cristo, il verbo di Dio. La parabola evidenzia un dato allarmante: c’è nella storia un mistero di peccato, di tenebre, al quale  tutti partecipiamo. L’uomo è in grado di amareggiare il cuore di Dio, di deluderne le attese, stiamo perciò attenti anche noi  a non causare la morte delle nostre comunità con la nostra indifferenza, con il nostro egoismo, con le ingiustizie e le continue delusioni inflitte alle attese di Dio. La vigna infatti è l’amore divino, offerto a ciascuno di noi, noi siamo la vigna del Signore, la Chiesa è la vigna di Dio.  La salvezza che il Signore ci offre non finirà mai di essere a disposizione dell’uomo malgrado i suoi rifiuti, c’è il rischio però di  perdere questo dono perché potrebbe passare ad altri popoli, forse dell’Africa o dell’Asia, infatti i vignaioli che subentrano a quelli omicidi, rappresentano i veri credenti, provenienti anche dal paganesimo, poiché Dio è in grado di far spuntare ovunque fiori di vita nuova. Questa parabola è un monito per ciascuno di noi,  una chiamata a produrre frutti buoni, ma come possiamo farlo? Bisogna sforzarci di capire qual è il nostro rapporto con Gesù, poiché è Lui che ci dona la luce, la forza, lo spirito e la vita.

PROF.ANTONIO LUISI, DOCENTE DI RELIGIONE CATTOLICA AL LICEO CLASSICO “VIRGILIO” E DIACONO PRESSO LA PARROCCHIA “S.MARIA DELLE GRAZIE” DI MERCATO S. SEVERINO.

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